Benché le etichette siano sempre discutibili e molto spesso opinabili, con buona parte dei suoi romanzi Edmund White ha impostato una tipologia di narrativa gay dalla quale non si può prescindere.
Nato in Ohio nel 1940, Edmund Valentine White III, noto come Edmund White, è cresciuto a Chicago e successivamente ha lavorato a New York come giornalista e non solo. Nel 1970 ha trascorso sei mesi a Roma e dal 1983 al 1990 ha vissuto in Francia.
Il suo lavoro più famoso è forse Un giovane americano, il primo volume di una tetralogia narrativa autobiografica che è continuata con La bella stanza è vuota, La sinfonia dell'addio e L’uomo sposato.
White è stato anche un influente critico letterario e culturale ed ha discusso apertamente della propria sieropositività al virus HIV, che ha ucciso negli anni Ottanta e Novanta molti degli amici e degli artisti da lui conosciuti.
Le tematiche care allo scrittore sono la gioventù, la bellezza, il sesso, l’identità e le ossessioni che li circondano.
Edmund White ha fatto della sua scrittura una forma di registrazione della propria esistenza, tanto naturale da sembrare un’invenzione. Riesce a raccontarsi guardandosi dall’esterno, facendo uso di una prima persona che è lui stesso, ma non lo è fino in fondo. Non scrive un diario, ma costruisce un romanzo, immergendosi nella sua storia e distanziandosene allo stesso tempo. E, da vero scrittore, ha anche un occhio attento verso la società americana. Alcune sue dichiarazioni: «Fin dall’inizio ho avuto la convinzione quasi religiosa che la scrittura fosse un modo elevato di dire la verità. Alla pagina potevo affidare ciò che ero riluttante a confidare in una conversazione, anche intima».
«Non sono così poco realista da immaginare che i miei romanzi - o quelli di chiunque altro – possano imprimere una forma agli eventi. Tuttavia non si può negare che negli anni Sessanta e Settanta, quando il movimento di liberazione omosessuale non aveva altri portavoce (in politica o del mondo dello spettacolo), i romanzieri abbiano giocato un ruolo particolarmente importante di opinion leader. Ma in quegli anni gli scrittori gay sembravano spesso più liberi di quanto in realtà fossero».
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