Christa Wolf, scomparsa nel 2011 a 82 anni, non è stata solo l’autrice di romanzi universalmente apprezzati come Cassandra e Medea Voci, ma anche una intellettuale tra le più discusse della Germania dell'Est. Più volte critica nei confronti del regime comunista, fu accusata di non avere mai abiurato l'ideologia socialista, di non avere lasciato il suo paese pur avendone la possibilità e poi, dopo la caduta del Muro, di avere collaborato con la Stasi durante gli anni universitari. Difesa solo dal suo amico di una vita, il Nobel Günter Grass. Una vita, dunque, costellata di successi, ma anche di amarezze e disillusioni.
Nata nell'attuale Polonia, trascorse l’infanzia sotto il nazismo ma alla fine della seconda guerra mondiale si ritrovò insieme alla sua famiglia, protestante e di origini modeste, nella Germania dell’Est. Laureata in germanistica all’università di Jena negli anni ’50 sposò lo scrittore Gerhard Wolf e nel ’62 iniziò a lavorare come critica letteraria presso la rivista dell'unione degli scrittori della Ddr. Raggiunse la notorietà l’anno successivo con il romanzo Il cielo diviso, in cui narrava l'amore al di qua e al di là del Muro. Quegli anni furono difficili, perché coincisero con la presa di coscienza che la Ddr non era un’alternativa al nazionalsocialismo, non era ciò che lei e i suoi amici avevano sperato. Divenne sospetta al regime, spiata e intercettata. Fu accusata di opportunismo, si disse che voleva presentare se stessa come vittima denunciando tardivamente il regime. Divenne persona non gradita. Anche perché, solo dopo la caduta del Muro, lasciò la Germania per gli Stati Uniti, accettando una borsa di studio di nove mesi della fondazione Getty a Los Angeles. Per i suoi detrattori era una fuga, dettata dalla scoperta di un dossier in cui si accertava la sua collaborazione con la polizia segreta tra il 1959 e il 1962. Il suo nome in codice era Margarete e in quella veste ebbe tre colloqui, così insignificanti che la Stasi stessa interruppe il rapporto. La scrittrice non spiegò mai perché non avesse rifiutato quella collaborazione, ma più volte sottolineò come su di lei esistessero altri 42 fascicoli che testimoniavano come fosse stata a lungo spiata.
Nei suoi libri raccontò le sue inquietudini, cercando di spiegare la sua evoluzione personale, la disillusione per quello che era diventata la Ddr, i conflitti interiori e una lucida analisi della società tedesca fino all’unificazione ed oltre.
La scrittrice che diede voce ai miti classici, che raccontò un amore diviso dal muro, che scavò nelle difficoltà dell’individuo a inserirsi nel socialismo reale di quegli anni, era innanzitutto una persona metodica, paziente, tenace e forte.
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