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Jay McInerney

Jay McInerney è un grande scrittore di storie di formazione e di autodistruzione. Nato a Hartford in Connecticut nel 1955, allievo di Raymond Carver alla Syracuse University, è diventato celebre nel 1984 con il romanzo Le mille luci di New York, ritratto crudo di un’epoca in cui decadenza, droga, cinismo, culto per il denaro sembravano aver preso piede presso un’intera generazione. Da allora, ha raccontato vari aspetti dell’America, dai romanzi a sfondo newyorkese a quelli di ambiente più insolito. Anni 80: party, vita notturna, dipendenze sessuali, alcol e cocaina: è l’età dell’edonismo reaganiano che McInerney ritrae senza pietà nei suoi dietro le quinte più scabrosi. Ma questo è lo stile postmoderno e decadente del gruppo di scrittori e amici cui appartiene: il «literary brat pack»,cioè il gruppo di «monelli letterari» : autori che animano la scena culturale ma anche notturna della New York dell’epoca, come Bret Easton Ellis. I temi sono assai simili, l’ambiente newyorkese è lo stesso, e anche se la personalità degli autori è assai differente, si «respira» un contesto comune. In particolare, il legame tra McInerney ed Ellis ha prodotto anche alcuni interessanti «intrecci» letterari: Ellis ha ripreso un personaggio di McInerney, la modella Alison Poole, nel romanzo Glamorama, e ha trasformato lo stesso McInerney in un personaggio, un cameo nel suo Lunar Park.
È la temperie letteraria del momento, il minimalismo: a riconoscerla subito, ci sarà una americanista che di voci generazionali, di svolte letterarie, di autori e di caposcuola ne ha conosciuti molti: Fernanda Pivano. Sarà proprio lei a far conoscere nel nostro Paese alcune delle firme migliori di questa tendenza, David Leavitt, Brett Easton Ellis e Jay McInerney.
In realtà McInerney, etichettato di volta in volta come portavoce degli yuppies o della "Non Generation", rifiuta gli schemi troppo semplicistici di certa critica e si considera un outsider a tutti gli effetti.
Una nota di colore è rappresentata dalla sua passione per i vini, di cui è un vero intenditore, tanto da tenere un'apposita rubrica sul Chicago Tribune.

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