In occasione della Stradomenica prosegue al Museo Nazionale Rossini il ciclo di visite guidate tematiche “Rossini e le arti sorelle: dialoghi, influenze e immaginari tra musica e creatività” ovvero la musica del compositore in relazione al teatro, alla parola, all’immagine, al gusto e allo sguardo moderno.
Domenica 15 marzo alle 16 il focus sarà dedicato a “Rossini e la pittura”, un percorso che ruota attorno all’affascinante idea di “vedere la musica, ascoltare le immagini”.
Il tema delle arti sorelle affonda le sue radici già nell’antichità classica, quando si intuiva una profonda affinità tra le diverse forme espressive; tuttavia è nel Cinquecento che si pone in modo esplicito il problema di collegare la musica ai canoni formali dell’antichità. In questo clima culturale, il cenacolo del Giovanni de’ Bardi – noto come Camerata de’ Bardi – elaborò l’idea del melodramma come rinascita della tragedia greca, ponendo le basi per lo sviluppo dell’opera lirica.
L’intreccio tra suono e colore trova un’espressione particolarmente efficace nel termine tedesco Klangfarbe, che unisce i concetti di timbro e colore, creando un ponte diretto tra pittura e musica. Il timbro è infatti il “colore” del suono di un singolo strumento, così come l’orchestrazione diventa una tavolozza capace di fondere e sfumare tonalità diverse, proprio come farebbe un pittore. In questo senso, Gioachino Rossini si rivela un autentico maestro del colore sonoro: nelle sue opere l’atmosfera nasce dalla sapiente combinazione degli strumenti e dall’uso magistrale del crescendo, che costruisce tensione e intensità con un procedimento quasi pittorico.
Ne La donna del lago, ad esempio, i corni evocano l’atmosfera della Scozia del XVI secolo, restituendo attraverso il suono la vastità dei paesaggi e il respiro epico della vicenda. In Guillaume Tell, invece, l’arpa, con le sue sonorità arcaiche, sottolinea l’eroismo e l’anelito alla libertà degli svizzeri, mentre nella Petite Messe Solennelle si crea un’atmosfera raccolta e intima, quasi un dialogo sommesso con la divinità, dove il colore musicale si fa trasparenza e meditazione.
Questo modo di trattare il suono richiama da vicino alcune esperienze della pittura: la fusione tra paesaggio e figure tipica della pittura tonale, ottenuta attraverso delicate velature, e, per contrasto, l’intensità del fauvismo, dove è il colore stesso a definire le forme. Così, nella musica di Rossini, il timbro non è un semplice ornamento, ma diventa sostanza espressiva, capace di modellare lo spazio emotivo proprio come il colore plasma la superficie di una tela.
Compresa nel biglietto di ingresso (prenotazione consigliata)
0721 192 2156
info@museonazionalerossini.it
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