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La storia

Nel 1962 l’Italia diventa protagonista internazionale con ‘Sculture nella città’, evento espositivo nelle vie e piazze di Spoleto per il Festival dei Due Mondi voluto dal critico Giovanni Carandente e documentato con le splendide foto di Ugo Mulas. La stampa mondiale lo definisce un esperimento leggendario: per la prima volta l’arte contemporanea si relaziona con lo spazio urbano di un borgo storico trasformandolo in un museo a cielo aperto. Da lì, fioriscono operazioni simili in diverse città: Foligno (1967), Como (1969), Volterra (1972 e ’73), Fano (1974), Gubbio (1976). Anche se con radici concettuali differenti, tutte le proposte contribuiscono a riflettere sul ruolo dell’arte e di chi la pratica, sulle modalità di fruizione e sulle istanze democratiche legate alla formazione culturale del pubblico.

Anche Pesaro interviene nel dibattito e lascia un segno forte con due progetti: ‘Sculture nella città’ è promosso dalla galleria il Segnapassi e presenta open air i lavori monumentali di Arnaldo Pomodoro, Mario Ceroli ed Ettore Colla nel 1971, ’72 e ’73; nel 1976, ‘La città come spazio operativo’, influenzato dalle posizioni del critico Enrico Crispolti vede la partecipazione di Giò Pomodoro, Loreno Sguanci, Mauro Staccioli e Marcello Guasti.

Alla città intesa come sede in cui allestire una mostra, viene preferita l’idea di città che si fa territorio di dialogo tra artista, ente pubblico e comunità per la messa a punto di un’identità condivisa. E’ questa la visione che ispira il Parco Urbano di Scultura di Pesaro, realtà che molto deve a Loreno Sguanci (1931-2011), scultore fiorentino pesarese d’adozione che nel 1993 diventa assessore alla Cultura del Comune e in quel ruolo nel 1996 fonda il Centro Arti Visive Pescheria. Nel mercato storico del pesce nasce così un’istituzione destinata a diventare il polo più importante dell’Adriatico per il contemporaneo.  

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