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Antiquarium e area archeologica di Colombarone

Colombarone è un’area archeologica ‘unica’ perché immersa nel verde del Parco San Bartolo, tra Marche e Romagna. 25 anni di ricerche a cura dell’Università di Bologna - gli scavi sono iniziati nel 1983 - hanno permesso di scoprire una storia di molti secoli, da cui sono emerse una ricca villa tardoantica, una basilica - San Cristoforo ad Aquilam - e una pieve. Risalente alla fine del III secolo d.C., la villa era la residenza di campagna di un possidente terriero o di un funzionario statale; tuttora visibili molti dei mosaici databili tra IV e VI secolo. Nel VI secolo alcuni settori della struttura vengono abbandonati mentre quello di rappresentanza viene trasformato in chiesa cristiana; prende forma in quel periodo quella che sarà la basilica altomedievale di San Cristoforo ad Aquilam. Intorno nasce un’area cimiteriale. Nei secoli successivi (VII-X), la chiesa viene più volte modificata fino a diventare una semplice pieve nel tardo medioevo; nel XII secolo al suo posto verrà edificata una ’chiesola’ demolita poi nel 1858. La funzione assunta da Colombarone come centro di culto non si è mai spenta; poco lontano viene costruita la chiesetta ottocentesca e poi, nei primi decenni del novecento, l’attuale parrocchia.

Antiquarium
Annunciato nel 2016 in occasione della riapertura al pubblico dell’area archeologica, l’Antiquarium porta a compimento il ‘progetto Colombarone’, promosso da MIBAC/Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, Ales arte lavoro e servizi spa, Comune di Pesaro, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Ente Parco San Bartolo, Sistema Museo con il patrocinio dell’Ente Olivieri. Collocato negli spazi della chiesetta ottocentesca recuperata dall’amministrazione comunale, il ‘piccolo’ museo espone al pubblico i reperti rinvenuti durante gli anni di scavi e parla ad un pubblico universale, offrendo nuovi strumenti di comprensione della storia più antica del territorio.
Il percorso espositivo parte dal piano terra, dove il visitatore avrà modo di immergersi virtualmente negli spazi della villa attraverso un video multimediale in cui i volumi dei vari ambienti prendono forma in una suggestiva ricostruzione. Al primo piano trovano spazio le tematiche legate all’individuazione del sito ad opera di Annibale Degli Abbati Olivieri e alla stazione di sosta lungo la via Flaminia. La sala maggiore mostra la successione delle due fasi principali del sito di Colombarone: il periodo della villa (secoli III-VI d.C.) e quello della basilica (secoli VI-VIII d.C.). Tra i materiali riconducibili alla prima si segnalano i tratti di conduttura in piombo per l’adduzione dell’acqua al settore termale, il vasellame da mensa della sala da pranzo e le anfore che attestano le provenienze più disparate di alimenti da tutto il bacino del Mediterraneo. Ma è la basilica che restituisce i reperti più singolari che fanno dell’Antiquarium di Colombarone una tappa fondamentale per la conoscenza del periodo tardoantico nel settore medio-adriatico: tra questi, una vetrata, i frammenti dell’iconostasi (separazione fra coro e navate costituita da un architrave sostenuto da colonne) in marmo della chiesa e un raro esemplare di lampadario a sospensione con più luci (polycandilon), rinvenuto nella stanza che accoglieva anche un tesoretto monetale e i calici in vetro dell’apparato liturgico. Completano la visita alcuni reperti, soprattutto metallici, che facevano parte della sfera privata degli abitanti del sito: oggetti d’ornamento e abbigliamento, monete e semplici utensili domestici.

Area archeologica
> La storia e le ricerche
Corre l’anno 743 d.C. e il papa Zaccaria parte da Roma lungo la via Flaminia in direzione Ravenna per incontrare l’esarca Eutiche; con il comandante militare dei Bizantini d’Italia vuole discutere della pericolosa situazione politica e militare che vede i Longobardi avanzare proprio verso quella città. Prima di recarsi insieme nella capitale bizantina, i due si incontrano a cinquanta miglia dalla destinazione finale, nella basilica di San Cristoforo ad Aquilam. Questo racconta una fonte medievale: il Liber Pontificalis; nei secoli successivi della basilica si perde memoria. Nel Settecento, l’erudito pesarese Annibale degli Abbati Olivieri identifica l’antico edificio grazie a ricerche d’archivio e scavi, e lo posiziona prendendo come riferimento una ‘chiesola’ ancora esistente; dopo la sua morte tutto viene dimenticato e la stessa chiesola è demolita nel 1858. Nel 1983 ripartono gli studi con l’identificazione del luogo delle ricerche settecentesche e l’avvio degli scavi. Le ricerche hanno permesso di riportare alla luce i resti di epoca bizantina ma anche di scoprire una storia lunghissima fatta di una ricca villa, di una basilica e di una pieve: in tutto a Colombarone si svelano sedici secoli: dal III al XIX.
> La villa tardoantica
Già in età romana, l’area circostante vede un alto numero di fattorie e un piccolo villaggio lungo la via Flaminia, strada che rappresenta il più importante asse di collegamento tra Roma e il nord Italia. Ma è verso la fine del III secolo d.C. che nasce una lussuosa villa, la residenza di campagna di un ricco possidente terriero o di un funzionario statale; sono tuttora visibili molti dei mosaici databili tra IV e VI secolo, anche se in parte compromessi dagli interventi successivi. La pianta della villa presenta un ingresso articolato attorno ad un cortile porticato, seguito dal settore principale che ha come punti di maggiore interesse due sale da banchetto e da cerimonie. Sono inoltre stati individuati un settore termale, alcune stanze di carattere residenziale e un grande quartiere decentrato.
> La basilica di san Cristoforo ad Aquilam
Nel VI secolo alcuni settori della villa vengono abbandonati mentre quello di rappresentanza viene trasformato in chiesa cristiana. La sala da banchetti più grande diventa l’aula di culto con abside, affiancata da una torre campanaria; intorno nasce un’area cimiteriale. Nei secoli successivi (VII-X), la chiesa viene più volte modificata assumendo dimensioni notevoli. Alla fine del Medioevo (XII secolo) la chiesa più antica viene abbandonata e al suo posto viene costruita la ‘chiesola’ ancora esistente ai tempi delle ricerche settecentesche ma di cui è stato recuperato soltanto un breve tratto di muro perimetrale oggi tuttora visibile.

strada San Cristoforo 136

orario

ottobre-maggio sabato, domenica e festivi 10-13/15-30-18.30
giugno-settembre sabato, domenica e festivi 10-13/16.30-19.30

biglietti: intero € 5, ridotto € 3 gruppi min. 15 persone, possessori card Pesaro Cult, convenzioni;
ingresso gratuito fino a 18 anni, possessori biglietto unico Pesaro Musei, possessori Carta Famiglia Comune di Pesaro
gruppi scuola visita € 3; visita + laboratorio € 5
info e biglietti +39  0721 387541
www.pesaromusei.it

 

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