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Ieri il partecipato dibattito sul tema “Politica sanitaria e realizzazione nuovo ospedale”

Nuove eccellenze per il nord delle Marche, mobilità passiva, personale e servizi territoriali, i temi del Consiglio comunale monotematico sulla sanità e sul nuovo ospedale

Il cronoprogramma e il contenuto del nuovo ospedale a Muraglia, il potenziamento della sanità territoriale, la mancanza di personale e l'importanza dell'azienda ospedaliera. Questi i temi al centro del Consiglio comunale monotematico su “Politica sanitaria e realizzazione nuovo ospedale”, che si è svolto oggi alla presenza del presidente della Regione Francesco Acquaroli. Assise che si è aperta con il sindaco Matteo Ricci, e il suo appello affinché si dia alla nord delle Marche «l'eccellenza che merita, anche a contrasto del fenomeno della mobilità passiva. L’obiettivo deve essere quello di far diventare ottima la sanità pesarese. Per farlo servono cambiamenti organizzativi, strutturali e di visione generale», ha ricordato.

Presenti nella sala consiliare, i dirigenti dell’Azienda Ospedaliera Marche Nord e numerosi cittadini per partecipare a «Un importante momento di confronto che risponde a una richiesta dell’assise che da tempo necessitava di un dibattito per fare chiarezza sul tema» ha sottolineato Marco Perugini, presidente del Consiglio comunale nel ringraziare i partecipanti, in particolare il governatore Acquaroli e nel passare la parola ai consiglieri per gli interventi.

Ad aprirli, è stato Giampiero Bellucci, Pd, che ha ripreso il documento di programma presentato in campagna elettorale da Acquaroli riportandone l’incipit “Sanità e Sociale di qualità per tutti: Nessuno resti solo” per poi rivolgere domande al Presidente: «Che cosa pensa dell’esperienza dell’Azienda Marche Nord? Come pensa di soddisfare le necessità sanitarie di tutte le comunità in modo paritario? Dove pensa di realizzare 320 posti letto (per acuzie e post-acuzie) nella provincia con una spesa pro-capite paritaria? Il bacino di utenza di Pesaro è di circa 150.000 abitanti: un territorio che avrebbe diritto, in base al decreto Balduzzi, a 450 posti letto. Il nuovo ospedale di Pesaro ne conta solo 380: pensate di realizzarne uno di 70 posti letto a Vallefoglia o Tavullia?». «In questi 18 mesi di governo – ha proseguito Bellucci - , sono emerse le difficoltà di attuazione del vostro programma. il reperimento di nuove figure professionali; i servizi di emergenza, i pronto soccorso, le guardie mediche. Come intendete garantire i servizi di continuità assistenziale? Le guardie mediche con 1 solo medico (come quella di Pesaro) pensate debbano essere il modello? Città a vocazione turistica possono sentirsi sicure con guardie mediche promesse solo per luglio e agosto?». Sul San Benedetto, Bellucci ha aggiunto che «ritorna essenziale la possibilità di una risposta del complesso in cui sono previsti per l’Asur circa 7000 mq di spazi disponibili. Dopo avere rinunciato ai fondi del PNRR, avete una strategia economica che il complesso possa essere recuperato? Ci sono servizi sanitari che saranno smantellati a Muraglia e trasferiti altrove entro il 2024 data in cui il San Benedetto non potrà essere pronto: è possibile una strategia per pensare il San Benedetto come sede del Distretto sanitario o Casa della comunità?». Le conclusioni di Bellucci sono state la proposta per il futuro del San Salvatore, «che abbiamo già scritto nel programma di PESARO 2030: una “Cittadella per la terza età”».

Per Michele Redaelli, Forza Italia, è «Necessario ribadire il valore del collegamento tra Pesaro e la Regione. Su questo, come consiglieri comunali e regionali, stiamo portando avanti un lavoro continuativo e quotidiano di raccolta, ascolto e report delle esigenze del territorio. Istanze che restituiamo alla Regione da cui riceviamo risposte puntuali. Come successo di recente nella variazione del bilancio che ha inserito i fondi a tutela della costa o per gli scambi che hanno portato all’apertura della partita sul recupero del San Benedetto». Redaelli ha poi lanciato alcuni spunti: «Siamo una città di confine, c’è il tema oggettivo dato dalle difficoltà dovute alla mobilità passiva. Un problema strutturale che stiamo iniziando ad affrontare grazie alla progettualità prevista dal percorso del nuovo ospedale». Su questo il consigliere ha sottolineato «Due punti importanti: l’abbandono dello strumento del project financing, il cui utilizzo avrebbe causato a Pesaro diverse criticità; la strategia rivolta a un nuovo modello di Sanità, che va a braccetto con la sanità territoriale». Sulla localizzazione della nuova struttura, Redaelli ha detto: «Non ci soddisfa ma a questo punto è necessario che il sindaco faccia un esercizio di realpolitik, viste le competenze che il Comune ha nella questione, indicando cos’ha in mente sul cambiamento urbanistico, viario e paesaggistico-ambientale che la nuova struttura di Muraglia comporterà».

È stato poi il momento di Laura Biagiotti, Forza Pesaro #Ungranbelpo’: «Senza un piano regionale definito - di cui siamo in attesa - è difficile comprendere il tipo di realizzazione che verrà fatto». La consigliera ha poi riportato le cifre della mobilità passiva dell’ultimo anno: «Sono stati 7300 gli utenti di Pesaro e Fano che si sono spostati, per curarsi, nell’ultimo anno. La mobilità passiva va combattuta dando un ospedale d’eccellenza e servizi territoriali efficienti ed efficaci». E il numero adeguato di personale, perché «Senza si va in difficoltà». Biagiotti ha riportato l’analisi di Anaao Assomed pubblicata da Il Sole 24 Ore: «Siamo la prima regione in Italia per numero di medici in fuga, la seconda è il Molise, la terza la Sicilia. Occorre intervenire sul personale: non è retorica, non si dà un servizio con una scatola vuota» ha aggiunto prima di domandare: «La Regione ha accettato le assunzioni che le venivano richieste? Non è possibile rifiutarle. È una forza-lavoro che non possiamo permetterci di perdere. Abbiamo parlato di capillarità di servizi ma utilizziamo il personale spostandolo da una sede all’altra: con una coperta così corta non è possibile mantenere quanto promesso».

Daniele Malandrino, Fratelli d’Italia, ha sottolineto: «La sanità va migliorata, ma per farlo occorre tempo». Il consigliere ha poi parlato dell’ospedale nuovo: «Dopo più di 30 anni di incertezza, verrà costruito nella nostra città per dare risposte alle esigenze di Pesaro e delle città limitrofe. Non sarà “unico” ma un punto di riferimento per tutti». Diversi, per Malandrino, i «risultati ottenuti dall’attuale giunta regionale in un anno e mezzo; a differenza di quanto non fatto negli scorsi decenni». Quest’ultimo, per il consigliere, è stato un periodo in cui, «È prevalsa la volontà della giunta regionale di fare una prima, importante operazione in tema di sanità: un investimento di 150milioni di euro (dei 168 totali previsti per il settore) destinato alla nostra provincia in tema di edilizia sanitaria. Saranno soldi pubblici, non quel project financing ipotizzato che avrebbe fatto pesato per anni sui bilanci». Tra i risultati citati anche l’accordo sul San Benedetto, «Che consentirà di ridurre gli affitti che Asur deve ai privati per i suoi spazi». «Paghiamo le scelte politiche del passato – ha aggiunto -: le lotte intestine al Pd hanno fatto perdere tempo e tante possibilità al territorio; la mancata programmazione ha portato a una grave carenza dei medici che scontiamo ora». L’eredità, «pesa anche in termini di mobilità passiva. Se è facile ora accusare la gestione attuale, è più difficile interrogarsi sulle mancanze di quelle passate».

Ha evidenziato invece le problematiche «legate all’assenza, di mesi, dei reparti di Ostetricia-Ginecologia e Pediatria, Tomas Nobili (Forza Pesaro #Ungranbelpo’), «Una chiusura che ha generato da subito grandi preoccupazioni nelle famiglie, nelle mamme in particolare, tanto che sono nati movimenti spontanei che chiedevano aggiornamenti e rassicurazioni». Per Nobili: «Occorre rafforzare il rapporto tra individuo e società. Si riuscirà a farlo quando: la sanità riuscirà a essere territoriale, garantendo servizi e prestazioni al cittadino; sarà garantita la prevenzione primaria, secondaria (con la promozione di test e screening per evitare ricoveri) e terziaria (con interventi utili a evitare la riacutizzazione delle malattie croniche). Questo modello funzionerà con il giusto sostegno delle strutture ospedaliere d’eccellenza, a garanzia di interventi superiori che evitino la mobilità passiva e attraggano medici specializzati». Su questo ha aggiunto: «È urgente assicurare ulteriore personale sanitario all’Azienda, per permettere turnazioni sostenibili e lo svolgimento, in serenità, della professione».

Giovanni Dallasta, Lega Nord: «Sulla mobilità passiva, così come sugli altri problemi della sanità, scontiamo l’eredità degli errori passati che, a partire dal 2015, quando il Pd ha fatto le nomine dei direttori di Marche Nord si sono aggravati» ha sottolineato nel ricordare: «Abbiamo perso Zingaretti nel 2016 e poi Coschiera», «nel 2021 ha lasciato il posto il dottor Felici, nel 2022 non è stato riconfermato Gnudi (su questo mi trovo in linea con il sindaco, non doveva essere liquidato per qualche intervento fuor dai toni, doveva essere considerato il suo impegno durante Covid, che qui a Pesaro, è stato devastante». «La situazione è questa - ha precisato - in 5-6 anni abbiamo perso 40 medici e 7 primari; la schizofrenia di questo smembramento e spostamento di reparti è inaccettabile». È necessario intervenire sul personale perché, «Se non abbiamo medici possiamo spendere anche mille milioni ma non avremo mai un ospedale d’eccellenza».

«Il programma elettorale della Giunta Acquaroli – ha evidenziato la consigliera Giorgia Leonardi, Una città in Comune - prevede la creazione di una rete ospedaliera diffusa sul territorio, riaprendo anche strutture ora chiuse; ma come si può migliorare la qualità se si disperdono e frammentano le forze e non c’è organico a sufficienza? Se i servizi si disperdono e i cittadini non si sentono soddisfatti aumenta la mobilità passiva». Leonardi ha poi parlato dell’ospedale nuovo di Pesaro: «Qual è la progettualità? Resterà sotto l’Azienda Marche Nord o sarà sotto l’Asur? In tal caso l’ospedale di Pesaro e quello di Fano avranno stessa dignità e doppi servizi? A livello di organico e costi come verrà gestito?». Sul pronto soccorso, «Si è parlato di ridurre i tempi di accesso, ma la situazione è sempre più complicata. Se non garantiamo un contesto di lavoro dove il personale, gli orari e i turni di lavoro siano sostenibili il rischio è fare l’opposto del fine dell’ospedale: cioè salvare vite». Infine l’emergenza Covid-19: «La situazione potrebbe rimanere questa per un tempo indefinito, Marche Nord continuerà a farsi carico di tutta l’emergenza della Regione? Si può valutare una turnazione di ospedali per alleviare il carico e garantire continuità nei servizi?».

Nel suo intervento Lisetta Sperindei, Gruppo misto, ha detto: «Ritengo fuori dal tempo e al di là di ogni comprensione che, nonostante la fine dell’emergenza si possa tenere sospesi dal servizio fino al 31 dicembre i dipendenti che rifiutano quello che non è un vaccino sanitario. Sono professionisti di cui abbiamo necessità».

Luca Pagnoni Di Dario, Pd, è intervenuto sul nuovo ospedale: «Un progetto di cui ancora non sappiamo nulla. Prima di ogni ragionamento, sarebbe opportuno conoscere cosa vuole fare la giunta regionale all’interno di Marche Nord perché attualmente ci sono molte contraddizioni. Non si capisce se Fano avrà un ospedale “doppione” di Pesaro o se vi rimarranno le specializzazioni presenti oggi. Saperlo è fondamentale per capire l’organizzazione di tutto il sistema». In sintesi, «Se non si definisce il ruolo di Marche Nord è difficile fare un progetto sanitario valido anche per territori dell’entroterra. Sulla mobilità passiva Pagnoni Di Dario ha riportato l’esempio di Torre Pedrera a Rimini: «I cui utenti sono per la gran parte pesaresi. A Villa Fastiggi c’è una struttura privata con 180 posti letto. Se ricoverassimo lì le persone che oggi vanno a Torre Pedrera abbatteremmo non di poco la mobilità passiva, e con bassi costi».

Giulia Marchionni, Prima c’è Pesaro, ha rivolto il plauso ad Acquaroli e alla sua giunta «per la gestione dell’emergenza Covid-19, in particolare per la gestione della campagna di vaccinazione e per la riapertura del reparto materno-infantile deliberata poche settimane fa» per poi rivolgere un ringraziamento «ai medici di medicina generale».
Marchionni ha parlato della «Campagna di ascolto del territorio che come consiglieri stiamo svolgendo e che riporteremo alla Regione in un dossier che evidenzia criticità ma anche proposte risolutive», per l’attuazione di un nuovo modello «che accoglierà le indicazioni di esperti per riorganizzare un’attività sanitaria in cui quella ospedaliera e quella territoriale, faranno sintesi perfetta». Per dare «un segno di discontinuità verso una nuova sanità basata su un modello improntato al futuro». Una sanità organizzata in orizzontale, «che è quella che ha retto il colpo della pandemia, quella con gli ospedali dislocati nel territorio. Quella verticale, dei grandi ospedale accentratori ha fallito. Contenti che quel modello proposto dal Pd sia stato accantonato». Sul personale medico la consigliera ha poi aggiunto: «Non ci sono, ma non possiamo fabbricarli. Serve una riforma per togliere il numero chiuso dalle facoltà di medicina altrimenti fra 10 anni saremo ancora qui a discutere delle stesse cose» ha detto prima di lanciare la proposta di adottare «Soluzioni già attuate in altre regioni, come quella di impiegare medici in pensione tramite deleghe».

Claudia Vanzolini, M5S si è chiesta: «Com’è possibile che dopo due anni ci troviamo in questo disastro? La situazione è precipitata. C’è una grave carenza di personale; una grande differenza di servizi sul territorio tra quello dell’Area vasta 1 e la Romagna così come tra la prima e le altre Aree vaste della regione». Cosa fare per recuperare i professionisti? «La soluzione più facile sarebbe ricorrere al personale delle cooperative, ma preferiremmo fosse l’ultima spiaggia, occorre trovare il modo per rendere il lavoro flessibile ma appetibile con una corretta remunerazione». Sul servizio di Guardia medica ha aggiunto: «Non è possibile che una città turistica come Pesaro col suo ampio territorio interno, possa rimanere senza. La situazione è disperata».

Andrea Marchionni, Lega Salvini Pesaro: «La sanità è il campo in cui il centrosinistra ha perso elezioni. Per questo è necessaria una discontinuità sul tema. L’attuale giunta regionale è stata catapultata dal suo insediamento nel fronteggiare l’emergenza Covid, una situazione difficile che ha affrontato egregiamente. Una situazione che ha fatto migliorare le capacità operative – in tema di sanità - della Regione». Poi la richiesta: «Credo sia necessaria una comunicazione più efficace da parte della Regione, in grado di prevenire le critiche- spesso opportunistiche -dell’attuale minoranza in Regione e in grado di evitare lo stillicidio di smentite e polemiche quotidiane».

È seguito poi l’intervento della consigliera Maria Rosa Conti, Europa Verde, incentrato sul sistema di prenotazione dei servizi: «Il sistema di accesso, i Cup, è l’imbuto principale da cui passano tutte prestazioni. Al decisore pubblico mi preme non solo evidenziare il grave e serio problema ma chi, come e in quanto tempo si può intervenire». Il riferimento è al management, «Perché il loro operato influisce così poco sulle performance delle aziende sanitarie? Com’è possibile valutarlo?».

Dario Andreolli, Lega Salvini Pesaro: «Abbiamo scelto di guardare le sfide del futuro imparando dal passato. E il presupposto da cui siamo partiti; lo stesso della giunta regionale che ha compiuto un primo pezzo di percorso, di cui sono contento». Il presupposto è «Una situazione complicata, anche per l’architettura stessa su cui era costruita la sanità in particolare della nostra provincia. Abbiamo ereditato una condizione in cui, ad un Asur unica regionale corrispondevano 5 Aree vaste senza responsabilità giuridica, in una provincia in cui c’era un’Azienda con responsabilità giuridica. Uno stato di fatto che ha portato a uno scollamento tra azienda e territorio, causa di molte situazioni critiche». Pesa, per Andreolli, anche «L’eredità di un sistema unico di prenotazione che non funzionava; a tratti disastroso perché implicata in osmosi interprovinciali troppo complicate; abbiamo ereditato la sfiducia verso il Sistema sanitario dovuta agli errori fatti e all’aver vicino un pezzo di sanità che funziona». Il consigliere si è detto però «Soddisfatto sul primo pezzo di strada percorso dalla Regione» riferendosi agli «Investimenti in termini di edilizia sanitaria corrispondenti a un’idea sanitaria policentrica». Tra i risultati: «Lo sblocco di situazioni complesse come quella dell’ospedaletto di Fano; del nuovo ospedale di Pesaro; su nuove strutture di emergenza-urgenza per Urbino e Fano; per la Casa di comunità di Mombaroccio; per i 5,5milioni di investimenti sul Galantara, etc.». Andreolli si è detto «Felice per il ripristino della legge per il rimborso delle spese oncologiche; per le certezze date sul ripristino del punto nascita a Pesaro a settembre, cosa che non era successa nella precedente legislatura; per il San Benedetto, per il quale le Marche hanno preso un impegno importante sbloccando situazione trentennale». Soddisfatto, il consigliere, anche per «L’accordo di programma fatto sull’ospedale unico. Che abbandona logica dell’ospedale unico e per un progetto finalmente sostenibile – tramite risorse pubbliche e non con quelle del privato - dal punto di vista economico». Andreolli ha ricordato il percorso fatto durante l’emergenza Covid-19 e aggiunto: «C’è ancora molto da fare, a partire dalla riforma della Legge 13. Qui si sente molto lo scollamento con il territorio, che vorrei cercasse più soluzioni che polemiche. C’è da varare il nuovo piano socio-sanitario con un cronoprogramma preciso e che dia risposte sulle liste d’attesa. In questo senso sono soddisfatto della recente delibera regionale che investe risorse importanti per abbattere le liste d’attesa». Andreolli annuncia diverse «Sfide da affrontare consapevoli delle difficoltà. Come quella della carenza del personale, in particolare quello del pronto soccorso».

Anna Maria Mattioli, capogruppo Pd: «Questo Consiglio Comunale si era espresso su una scelta di Ospedale di Eccellenza con sede a Muraglia, dovremo accontentarci di una struttura ridotta, sebbene modulare con possibilità di ampliamento. Quello che chiediamo ora è massima attenzione ai "contenuti del contenitore", alle specialità che non possiamo più permetterci di perdere, di creare un terreno di lavoro che possa essere appetibile a richiamare, ma soprattutto mantenere, i primariati di cui un territorio merita». «Siamo scesi in piazza per questo» ha detto Mattioli aggiungendo, «Riteniamo il giusto modo di far politica chiedere un degno ospedale di cura, portare solidarietà ad un primario di Pronto soccorso che, nonostante il suo encomiabile operato durante la pandemia, non è stato riconfermato; far sentire la voce di 600 mamme che chiedono il ripristino a Pesaro dei reparti di Pediatria, Ostetricia e Ginecologia vista l'eccellenza; sollecitare un mammografo di ultima generazione per lo screening preventivo o lo psicologo di base a seguito della grave situazione post pandemia». «Sono e siamo certi che oggi usciremo da quest’aula con una sua rassicurante presa d'atto - ha concluso Mattioli rivolgendosi ad Acquaroli - e che le scelte per la salute dei pesaresi saranno la priorità sul tavolo della sua giunta».

Roberto Biagiotti, Lega Salvini Pesaro, ha risposto al sindaco, «Sulla gestione esemplare del dottor Gnudi dell’emergenza Covid-19. Ricordo che lo stesso era un facente funzioni, che segue il soggetto titolare dell’incarico, (all’estero per sua scelta). L’azienda, per sostituirlo, poteva riassegnare il ruolo o fare un bando interno per dare a tutti la possibilità di accedere. Ha scelto di mettere in gioco le risorse dell’azienda». Sui bilanci sanitari, «Bisogna saperli leggere. Non si può confrontare quello di realtà da 100mila abitanti con altre più ridotte ma con le stesse risorse». Mobilità passiva, «Va ricalibrato l’approccio analizzando le chiamate fatte. I cittadini del sud delle Marche vengono qua a curarsi, i nostri posti vengono occupati da concittadini regionali. Per questo occorre prevede Cup su base provinciale».

A chiudere il consiglio comunale monotematico è stato, infine, il presidente Francesco Acquaroli che ha ringraziato il sindaco Ricci «per il percorso fatto insieme, nell’interesse della provincia e della regione e che ieri ha portato all’approvazione dell’accordo di programma che consentirà di entrare nel vivo della fase di realizzazione del nuovo ospedale di Pesaro». Mobilità passiva, «Un tema che tocca il cuore dell’efficacia dell’organizzazione del Sistema sanitario sul territorio e delle opportunità che esso va a dare». L’interesse è «mantenere le risorse nella nostra sanità per generare servizi da ridistribuire nel territorio» e nuove economie. La Regione «sta analizzando la domanda dei marchigiani per organizzare le risposte».
Sulla riforma della Legge 13, «Siamo al lavoro ponendoci l’obbiettivo di «unire il più possibile il territorio alla rete ospedaliera. Oggi i pronto soccorso sono pieni di codici bianchi e verdi, significa che non funziona il servizio sul territorio che va riorganizzato in un dialogo stabile». «Abbiamo commissionato a Univpm, uno studio che fornisca dati utili sulla sanità; per far sì che le nostre scelte siano supportate da una valutazione oggettiva».
Acquaroli ha sottolineato, «l’importanza del dialogo tra sanità pubblica – a cui tutto aspiriamo – e quella privata che nella nostra regione ha un peso importante e che fino non è stata valorizzata per rispondere alle emergenze e migliorare le risposte del sistema pubblico e ridurre la mobilità passiva».
Nuovo ospedale di Pesaro, «Cercheremo di arrivare, nei prossimi mesi, a una proposta unitaria. Non vogliamo una struttura di secondo piano, non vogliamo un ospedaletto: non deve passare il messaggio che la dimensione della struttura equivalga all’efficienza della stessa». Il nuovo ospedale, per Acquaroli, è frutto «dell’investimento più importante messo in campo dalla Regione da non so quanti anni. Mettiamo 150milioni in un cantiere al servizio della sanità. Un risultato che è una vittoria per tutti e di tutti». E ancora, «Non c’è un ospedale unico perché c’è stato un dibattito e il voto dei cittadini. Da sistema centralizzato si passa a uno policentrico». Sul project come strumento «se usato, avremmo pagato la struttura 450milioni. Avremmo dovuto usare il fondo sanitario. È stata una scelta obbligata». Carenza di personale, il presidente ha mostrato dei grafici e sottolineato il ruolo delle Usca «uno “strumento” utile contro le ospedalizzazioni e per dare servizi necessari. Sono professionalità più remunerate, e hanno portato però al disinteresse dei nuovi medici a svolgere i servizi di continuità territoriale».
Sui numeri, «Ci risulta dai dati forniti dall’Azienda Marche Nord, che il numero di personale sia aumentato - in termini assoluti - negli ultimi due anni anche se molto meno rispetto all’aumento dei servizi. Faremo il possibile per dare risposte».

 
 

 


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