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Colloquio di lavoro

Il colloquio è lo strumento conoscitivo più utilizzato nella selezione, nell’orientamento e nella valutazione.  Il selezionatore,  attraverso  tecniche  psicodiagnostiche  e  la  conoscenza  di  determinati  strumenti  come  test  e  prove di competenza, ha il compito di individuare sia le
capacità tecniche sia le caratteristiche di personalità del candidato, verificandone la coerenza con il tipo di lavoro, la posizione e con la cultura e l’organizzazione  aziendale. 
La convocazione del candidato è normalmente la conseguenza dell’invio di un curriculum vitae che è riuscito ad attirare l’attenzione del selezionatore. 

L’INIZIO DEL COLLOQUIO INDIVIDUALE 
Si deve tener presente che il selezionatore si lascia influenzare dalla prima immagine
del candidato, che va a sovrapporsi con l’idea che questi ha della persona che sta cercando. 
Il  selezionatore  che  vede  il  candidato  con  un  aspetto  che  si  avvicina  al  futuro  ruolo,  si  dispone  favorevolmente prima di iniziare il colloquio. 
L’aspetto  esteriore  del  candidato  è  fondamentale:  l’abbigliamento  dovrà  essere  pulito,  ordinato,  semplice  e  professionale. 
Anche  i  tempi  del  giorno  del  colloquio  vanno  ben  calcolati:  l’ideale  è  trovarsi  sul  luogo  dove  si  svolgerà  il  colloquio una decina di minuti prima.  

Durante  il  colloquio  si  dovrebbero evitare tutti gli atteggiamenti di nervosismo:
battere la penna, toccarsi i capelli, tenere la borsetta in braccio, ecc. 
La  postura
Per  dimostrarsi  disponibili,  si  dovrebbero  tenere  le  spalle  indietro,  le  braccia  aperte,  le  gambe 
non incrociate.  Le mani andrebbero utilizzate con moderazione e tenute morbide ed in mostra. 
La testa dovrebbe stare diritta e non inclinata. 
Gli occhi guarderanno il selezionatore quando parla ma anche quando si ha la parola. 
Il corpo, infatti, parla anche tramite alcuni atteggiamenti non verbali: 
• gesticolare, muovere le mani, accompagnare il discorso: partecipazione, coinvolgimento, estroversione, ma anche ansia e perdita di controllo; 
• aggrapparsi alla sedia: posizione difensiva, paura, timore della critica; 
• disposizione inclinata del corpo, gambe in evidenza, pettinarsi i capelli con la mano: volontà di valorizzarsi, orientamento deduttivo; 
• grattarsi la testa: dubbio, perplessità; 
• toccarsi il mento: riflessività, concentrazione, ponderazione; 
• corpo in posizione di “scatto”: concentrazione, frenesia, attesa di passare all’azione; 
• mani intrecciate: diplomazia, controllo razionale; 
• occhi non centrati sull’interlocutore ma su un punto dello spazio: assenza, fuga dalla situazione. 
All’inizio  del  colloquio  il  selezionatore  parlerà  di  argomenti  generici,  per  vedere  se  il  candidato  esprime  un’opinione personale o risponde per monosillabi. 

Successivamente  le  domande  riguarderanno  il  CV,  quindi  è  necessario  rileggerlo  e  ricordarselo  in  modo  sintetico.  Il candidato dovrà parlare scorrevolmente e con proprietà di linguaggio, senza contrapporsi al selezionatore, mettendo in luce, con modestia, le proprie capacità, ab
ilità ed esperienze, mostrandosi sincero e deciso, ma mai arrogante. 
Il candidato dovrà costruirsi un’adeguata linea di condotta, tenendo presente alcuni punti: 
1) COMPORTARSI IN MANIERA VINCENTE, cioè parlare con semplicità, chiarezza, sincerità e coerenza. 
2) PREVEDERE LE DOMANDE in quanto al candidato sarà richiesto di raccontare il CV, le sue aspettative, i suoi progetti per il futuro e la motivazione nei confronti dell’Azienda. 
3) PREPARARSI LE RISPOSTE, esercitandosi ad esporre il contenuto del CV con la massima disinvoltura.
Si potrà utilizzare la tecnica dello specchio o del role playing (gioco dei ruoli). 
4)   PARTECIPARE   COSTRUTTIVAMENTE   AL   COLLOQUIO.   Il   candidato   dovrà   saper   gestire   con  intelligenza il flusso della comunicazione, evitando: 
- risposte parziali; 
- risposte mancate (dubbie); 
- risposte inesatte (bugie, invenzioni); 
- risposte non pertinenti. 
5) CONTROLLARE LA COMUNICAZIONE CORPOREA, in quanto circa il 70% del valore di un messaggio comunicativo  è  veicolato  da  fattori  non  verbali  (atteggiamenti,  tono  della  voce,  postura,  movenze  facciali,  sguardo, piccoli gesti).  Al candidato si raccomanda di : 
- evitare atteggiamenti troppo netti (tono arrabbiato, sguardo aggressivo, umore triste, postura incurvata); 
- curare gli aspetti formali del colloquio (puntualità, eleganza, gentilezza, disponibilità); 
- tenere un comportamento corporeo coerente con l’immagine di sé che si vuol dare. 
6) CONCLUDERE IL COLLOQUIO CON ELEGANZA, cercando di: 
- non mostrarsi impazienti o annoiati, anche se il colloquio non termina in fretta; 
- non esternare ansia nei confronti dei risultati dell’intervista; 
- chiedere ragguagli circa i tempi ed i modi di risposta o di un’eventuale riconvocazione. 
E’  quasi  sempre  prassi  che  verso  la  fine  del  colloquio  si  chieda  al  candidato  se  abbia  domande  da  fare.  Il  candidato  non  deve  dimenticare  che  potrebbero  essere  proprio  le  domande  a  farlo  emergere  dal  resto  dei  candidati. E’ consigliabile affrontare i seguenti argomenti: 
- maggiori chiarimenti sull’azienda; 
- verificare se sono previsti corsi di perfezionamento; 
- quali sono le prospettive di avanzamento e di carriera; 
- chiedere maggiori informazioni sul lavoro da ricoprire. 
LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI E LE MIGLIORI RISPOSTE 
Area motivazionale
    Dove si vede professionalmente fra 3 anni? 
    Qual è il suo obiettivo lavorativo? 

    Se potesse scegliere, quale incarico le piacerebbe veramente ricoprire in Azienda? 
Sono domande finalizzate a verificare se il candidato è veramente motivato a svolgere la mansione specifica offerta all’interno della società o se sta semplicemente cercando un’occupazione qualsiasi. 
E’ importante avere un’idea generale dell’obiettivo professionale che ci si prefigge, evitando di proporsi per tutte  le  posizioni  possibili.  Meglio  avere  pronta  una  sola  alternativa  affine  con  la  posizione  su  cui  verte  il  colloquio: ad esempio, non unire l’area commerciale e la contabilità, ma piuttosto il marketing e le relazioni esterne. 
Il  candidato  dovrà  cercare  di  puntare  su  elementi  che  assicurino  al  selezionatore  l’effettivo  desiderio  di  svolgere quella mansione anche in futuro, anche se con responsabilità crescenti. 
    Perché ha lasciato il suo ultimo posto lavorativo? 
Evitare  di  formulare  qualsiasi  critica  nei  confronti  del  precedente  datore  di  lavoro  e  sforzarsi  di  far  comprendere con chiarezza che il proprio obiettivo è quello di migliorare la professionalità e la carriera. 
    Conosce la nostra Azienda? Che cosa conosce della nostra Azienda? 
Informarsi prima del colloquio per riuscire a motivare in modo concreto e credibile che si tratta del lavoro e dell’Azienda per cui si vuol lavorare. Per le Aziende poco conosciute è più credibile puntare sul settore che sull’Azienda. 
   Per quale motivo ha risposto alla nostra inserzione? 
Informarsi  prima  del  colloquio  per  riuscire  a  motivare  in  modo  credibile  che  si  tratta  della  posizione  e dell’Azienda per cui si vuol lavorare. 
Es. “Perché vi conosco; proprio per questo vi ho inviato il mio CV” 
    Che  cosa  pensa  di  avere  di  particolare  da  offrire  alla  nostra  azienda,  tanto  da  farla  preferire  ad  altri  candidati? 
“Ritengo di avere le potenzialità che si affiancano ad un interesse personale per questo lavoro” oppure “Ho fatto la tesi proprio su questo argomento..” oppure “Penso di aver maturato una certa esperienza in ...” 
    Se prendiamo in considerazione la sua vita privata e la sua attività scolastica e lavorativa, quali ritiene possano essere i suoi punti di forza e le aree in cui potrebbe migliorare? 
Questa domanda viene posta per vedere se il candidato è una persona determinata. A questa domanda che verte  su  situazioni  in  cui  si  è  riusciti  a  conciliare  più  impegni  e  a  superare  difficoltà  o  stress,  bisogna  evidenziare che la determinazione non è testardaggine, ma piuttosto nasce dalla capacità di raggiungere gli obiettivi che ci si pone o che vengono posti dagli altri. 
Area comportamentale
    Mi parli di lei.. 
Questa  domanda  serve  a  capire  se  il  candidato  esprime  elementi  positivi  o  negativi  nel  comportamento  e  come li vive. Ricordarsi che le risposte devono essere effettivamente motivate dall’atteggiamento del corpo che dimostra sempre se quello che diciamo ci appar
tiene.  La contro-domanda potrà essere: “Che cosa vuol sapere  in  particolare?”  E’  utile  comunque  tener  presente  che  al  selezionatore  interessa  particolarmente  il 
profilo professionale e formativo. 
    Mi dica qual è il suo maggior pregio ed il suo principale difetto. 
E’  meglio  partire  dai  pregi  ed  elencare  difetti  che  non  siano  incongruenti  con  le  caratteristiche  della  mansione per cui ci si propone. “Sono una persona precisa e mi arrabbio con me stessa se non riesco a far bene il mio lavoro” oppure “Pretendo molto da me stesso e dagli altri”. 
Area emotiva
    Quali difficoltà pensa di incontrare in questo lavoro? 
“Non vedo mai le cose nuove come momento di pericolo, ma come opportunità di conoscenza e di crescita” oppure “Le novità sono una sfida con me stesso e un momento di verifica delle mie capacità”. 
Area flessibilità
    Se le dicessero di imparare una nuova lingua, sarebbe disposto a farlo? 
A qualsiasi richiesta di acquisire capacità tecniche (lingue,  programmi  informatici,  ecc.)  bisogna  rispondere  affermativamente e mostrare l’attitudine ad imparare velocemente. 
Area organizzativa e gestionale
    Se   dovessimo   stendere   un   progetto   insieme,   vorrebbe   conoscere   il   quadro   complessivo,   o   preferirebbe conoscere i dettagli di ciò che dobbiamo fare? 
Evitare le risposte estreme e tassative e scegliere la via di mezzo “Entrambe le cose: il quadro complessivo fa capire dove si vuole arrivare, il dettaglio in che modo”. 
Area forma mentis
    Che cos’è importante per lei nella sua professione? 
Questa domanda serve per verificare quali sono i valori e le priorità che il candidato si dà nel lavoro, quindi è meglio  parlare  di  valori  morali  condivisi  dall’azienda
  “Avere  una  continua  crescita  nelle  competenze  per  offrire una migliore prestazione al cliente”. 

Conclusione:
Risottolineare gli aspetti emersi, ossia figura ricercata, orario, contratto ecc... e chiedere sempre quando ci si può risentire/rivedere.

 

 

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