Cappella Monumentale: Largo Mamiani 1 61100 Pesaro

La Cappella Municipale di S. Ubaldo fu voluta ex voto dal Comune di Pesaro in periodo roveresco (XVI sec.), e svolse la funzione di “tempio” per le cerimonie religiose ufficiali della comunità.
Nel tempo è divenuta Cappella Votiva che celebra la memoria dei caduti pesaresi nelle guerre e conserva le spoglie del duca Guidubaldo della Rovere, “padre della patria” e della moglie Vittoria Farnese.
La Cappella, come ente morale, si propone di promuovere la diffusione della pratica musicale tra i più giovani.
Per questo fine e per assicurarne il “decoro” è stato creato il complesso dei Pueri Cantores.
La Comunita' di Pesaro, con una delibera del consiglio comunale dell' 8 ottobre 1601, fece la promessa solenne, come risulta dal verbale dello stesso consiglio di costuire un ‘tempio': "..a Dio, che ci avra' da tanto pericolo liberati. Lo denominaremo dal titolo e nome di quel santo la cui festa si celebrara' dalla Chiesa quel giorno nel quale piacera' a Dio donarci questo nuovo figlio successore..
" Die 8 octobris 1601.
Congregato Consilio illustris civitatis Pisauri de ordine et cum interventu admodum excellentis domini Andrea Luschi Locumtenentis ducalis.
Nel quale intervennero:
il signor Marc'antonio Gozze, Confaloniero
signor Almerico Bacchi,
signor Gaspere Meer,
signorAndrea Giuliani, Priori
e dal signor Confaloniero fu raggionato in questa forma:...”
Con delibera del 13 agosto 1605, constatato che il sospirato erede era nato il 14 maggio, giorno dedicato a S. Ubaldo, il consiglio comunale decise di ordinare la costruzione un tempio ottagonale dedicato a S.Ubaldo con il fianco annesso alla residenza municipale.
La Cappella fu utilizzata come chiesa municipale in diverse occasioni, quali la visita alla citta' di Claudia de' Medici, giovane sposa di Federico Ubaldo della Rovere con l'accompagnamento delle dame e del Cardinale di Firenze nel 1621, le onoranze funebri organizzate dalla comunita' per la morte di Giulia Albani Abbati Olivieri nel 1718. Essa fu decorata con opere tra cui un S. Ubaldo del pittore Palma il giovane ed un rescritto di Pio VII nel 1804 consentiva la costituzione di un "coretto a comodo del Magistrato per assistere al Servizio Divino". La sagrestia della cappella era parte integrante del palazzo municipale.
La cappella di S. Ubaldo raccoglie le spoglie del duca Guidubaldo II della Rovere- "padre della patria", della moglie Vittoria Farnese, e celebra la memoria dei Caduti pesaresi nelle due guerre.
All'inizio del 1513 il papa Giulio II della Rovere concede il vicariato sulla città al nipote prediletto Francesco Maria della Rovere, dopo che questi se l'aveva ottenuta, previo pagamento di 20.000 scudi, alla morte del precedente signore di Pesaro, Giovanni Sforza - primo marito di Lucrezia Borgia.
In tal modo la città venne a fare parte del ducato di Urbino, che allo stesso Francesco Maria era giunto in eredità dallo zio materno Guidubaldo Montefeltro.
La signoria roveresca sulla città termina con la devoluzione del ducato di Urbino allo stato della chiesa, negoziato nel 1624 dallo stesso Francesco Maria II, regnate il papa Urbano VIII Barberini, in onore del quale il nome dell'ultima sede ducale, Casteldurante, venne tramutato in Urbania
Francesco Maria I
Praefectus Urbis (1490-1538)
Seguitando la tradizione di uomini d'arme dei duchi di Urbino, Francesco Maria, fu prefetto di Roma al tempo del "sacco" ad opera dei lanzichenecchi dell'imperatore Carlo V. Dovette difendersi dalla accusa di tradimento per l'esito infelice della difesa della città ma con il tempo ne uscì riabilitato. Cosa che invece non riuscì al Castiglione, già illustre ospite della corte urbinate, ed allora ambasciatore a Madrid, il quale finì la sua carriera pubblica per quell'episodio, venendogli rimproverato di non essere riuscito a prevedere le intenzioni dell'imperatore.
Guidubaldo - Padre della Patria (1514-1574)
La signoria dei della Rovere, che durerà per più di un secolo, segna per la città un periodo di fioritura in relazione allo spostamento della corte ducale da Urbino a Pesaro, e, sotto il regno di Guidubaldo II, il legame del signore con la città diventa forte, tanto che in punto di morte il duca concede alla città la possibilità di completare il proprio stemma con l'insegna della famiglia ducale: la rovere, appunto, di cui lo stemma del comune a tutt'oggi ancora si fregia.
Francesco Maria II - Ultimo Signore (1549-1631)
Franceso Maria II prese le redini del piccolo stato nel 1574. Aveva subito tolto quelle gabelle e dazi imposti da suo padre giovando così all'agricoltura, all'attività manifatturiera ed alla mercatura. Nei secoli il comune era andato creandosi un'anima laica che pur rispettosa della religione, tuttavia male sopportava un'autorità ecclesiastica nell'ambito temporale. La città, se si prescinde dal riconoscimento degli statuti da parte di Innocenzo III nel 1199, mai aveva avuto come signore diretto il Pontefice. Alla fine del ‘500 il duca Francesco Maria II della Rovere fu “costretto” da una consultazione popolare a risposarsi per assicurare una discendenza alla dinastia e mantenere, in questa maniera l'indipendenza dallo stato della chiesa. Tale aspirazione verrà frustrata dalla prematura scomparsa dell'erede, talchè sarà lo stesso duca a dover negoziare negoziare la devoluzione del ducato al Papa nel 1624. La devoluzione prevederà la nomina di un governatore ecclesiastico che reggerà lo stato ancora vivente Francesco Maria.
Federici Ubaldo - detto “Federichino" (1605-1623)
Venne l'alba del 16 (maggio 1605), S. Ubaldo, e quando il sole era ormai allo zenit, d'improvviso s'apri una finestra e comparve il Duca che gridò alla folla:"Iddio ci ha dato un maschio". L'erede che atteso da tempo soddisfece i desideri del Comune e del ducato. A diaciasette anni Federichino sposò Claudia de' Medici dalla quale ebbe la figlia Vittoria. La sera del 28 giugno 1623 Federichino "non solo recitò ma, facendo una parte molto vile, gli convenne portare sulla scena colle mani e le ginocchia quasi tutti i comici, ..tal che si può dire di lui che per amor venne comico e matto.Tornatosene a palazzo strangosciato, cenò et bevve al suo solito et sulle quattro ore e mezzo se ne andò a dormire" la mattina seguente il suo cameriere accostatosi al letto tirò la cortina et veduto il Principe con gli occhi mezo aperti e con la bocca piena di schiuma chiamò dentro gli altri che conobbero il loro padrone esser morto."
Vittoria Medici Della Rovere - Granduchessa di Toscana (1622-1695)
Claudia de Medici abbandonò ducato alla fine dell'estate 1623 per fare ritorno a Firenze. Ben presto attraverso nuove nozze divenne contessa del Tirolo ed ebbe altri figli. La figlia Vittoria crebbe nel convento fiorentino della Crocetta avendo rari rapporti con la madre, fino al matrimonio con Ferdiando II de' Medici granduca di Toscana.